Tumore ovarico in Sicilia,
ecco il piano regionale


I tumori, in Sicilia, sono in incremento. Ogni anno, nell’Isola, si verificano ben 11.000 decessi per cancro, come se ogni 365 giorni sparisse un intero paese. Il tasso di mortalità è superiore al sud, rispetto al centro-nord del Paese. E molto incide la mancanza di cultura nella popolazione verso un nemico insidioso e talora letale. In molti, “snobbano” gli screening.

Diverso è il discorso per il cancro dell’ovaio, oggetto ieri di un focus tra esperti all’assessorato regionale della Salute. Un tumore, non molto frequente, ma che rappresenta la prima causa di mortalità per tumori ginecologici. «Per  questo tipo di carcinoma, purtroppo, non c’è la possibilità di uno screening. La sola arma per combatterlo è la diagnosi precoce», spiega il professore Giuseppe Ettore, direttore della Ginecologia e Ostetricia dell’ARNAS Garibaldi-Nesima di Catania.

In Italia, ogni anno, il carcinoma ovarico insorge in quasi 5.000 donne e, di queste, ne uccide due su tre. In Sicilia, ci sono oltre 3.000 donne con diagnosi di tumore ovarico, con una media di 368 nuovi casi all’anno, ossia 11,3 casi ogni 100.000 abitanti.

L’alta mortalità è dovuta al ritardo nella diagnosi. Il tumore ovarico non dà sintomi specifici e, spesso, viene scoperto quando è già in fase avanzata. E gli organi decisori sulla salute dei siciliani, guardano con particolare attenzione al fenomeno. «Sono previsti investimenti notevoli per la prevenzione, a tutto campo. Per il tumore all’ovaio, ad altissima mortalità, siamo pronti a fare scattare un piano straordinario, con il contributo prezioso degli esperti», dice l’assessore regionale della Salute, Baldo Gucciardi. E si lavora perché al più presto la Sicilia orientale venga dotata di un Centro di riferimento per la consulenza oncogenetica completa. Attualmente, ne esiste uno solo, a Palermo.

Secondo una recente stima, circa il 10% dei casi di carcinoma ovarico è legato ad un difetto genetico ereditario: la mutazione di due geni (BRCA1 e BRCA2). L’alterazione, trasmessa geneticamente, aumenta il rischio di sviluppare tumori all’ovaio e alla mammella. In questi casi, il cancro dell’ovaio può insorgere anche in età giovane, prima dei 40 anni.

In Sicilia, ad oggi, sono state individuate 130 famiglie con la mutazione BRCA.

«È un tumore cattivo del quale si muore. Occorrono centri di riferimento ben organizzati, se si vogliono salvare delle vite umane», sottolinea il professore Paolo Scollo, direttore del Dipartimento Materno-Infantile del Cannizzaro di Catania.

Nelle portatrici del gene mutato, la percentuale che si ammalino di cancro ovarico può arrivare al 44%.

Interviene il professore Roberto Bordonaro, direttore Oncologia medica dell’ARNAS Garibaldi-Nesima di Catania. «La malattia è in incremento. Si sviluppa e va crescendo in assenza di sintomi specifici, fenomeno che rende difficile la diagnosi precoce. Il riscontro di una mutazione genica è  da considerarsi predittiva, di risposta a farmaci di ultima generazione, e rientra anche in un ampio discorso di prevenzione dei tumori eredo-familiari».

Gli fa eco il professore Hector Soto Parro, direttore dell’Oncologia medica del Policlinico di Catania. «Testare l’assetto genetico in tutte le donne nella cui famiglia ci siano stati casi di cancro all’ovaio è proprio il futuro. Il test predittivo indica il trattamento farmacologico da attuare, cosa che prima non era possibile».

Oggi, si dispone di tecnologie avanzate e sempre più accurate nell’analizzare il DNA estratto dal sangue.

«Il test genetico va eseguito quando sussistono criteri di predisposizione ereditaria e può essere esteso ai familiari. Importante è il valore predittivo nelle donne con tumore ovarico per ottenere un migliore controllo della malattia mediante nuovi farmaci mirati: gli inibitori di PARP, capaci di agire sui meccanismi di riparazione del DNA», dice il professore Antonio Russo, direttore dell’Oncologia medica del Policlinico di Palermo e dell’unico Centro regionale per la Prevenzione, la diagnosi e la cura dei tumori rari ed eredo-familiari dell’adulto.

Per il dottore Giacomo Scalzo, dirigente del Dipartimento per la pianificazione strategica dell’assessorato, l’applicazione dei test genetici nella pratica clinica va  assumendo sempre più rilevanza,  in particolare nell’ambito della mammella e dell’ovaio. «Entro il 2016 – annuncia – saranno attuati progetti per il miglioramento dell’assistenza ai soggetti con tumori ereditari e ai familiari carrier di mutazione».

La Regione sta lavorando anche all’Istituzione della “Rete Tumori Eredo-Familiari” «per creare una proficua e permanente collaborazione tra centri oncologici di tutto il territorio regionale».

Pubblicato da: Redazione AZS

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