Pressione alta? Attenti allo zucchero


di Paola Mariano 

Gli zuccheri aggiunti nella nostra alimentazione, specie quelli che sono già presenti nei cibi confezionati (prodotti industriali come snack, prodotti da forno e molto altro, visto che lo zucchero è usato anche come conservante per allungare la durata dei cibi) hanno un ruolo importante come causa della pressione alta, molto più che il sale, ormai da tempo additato come principale colpevole dell’ipertensione. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista “Open Heart” (edita dal British Medical Journal) e condotto dal gruppo di James DiNicolantonio del dipartimento di Cardiologia Preventiva presso il Saint Luke’s Mid America Heart Institute, con sede a Kansas City, in Missouri.

Il gruppo di DiNicolantonio ha stimato che l’assunzione giornaliera di 74 grammi di fruttosio (uno degli zuccheri più usati nella produzione dei cibi industriali), è associata a un rischio del 30% maggiore di presentare la pressione arteriosa al di sopra del valore 140/90 mm Hg (millimetri di mercurio) e del 77% in più di averla al di sopra del valore 160/100 mm Hg. Si dice che una persona soffre di ipertensione arteriosa (o di pressione alta) se la sua pressione è costantemente superiore al valore di 140/90 mm Hg.

«Le linee guida per la corretta alimentazione dovrebbero enfatizzare il ruolo negativo giocato dagli zuccheri aggiunti, in particolare del fruttosio, zucchero low cost molto usato nella produzione dei cibi industriali, nella lotta per tenere a bada le malattie cardiovascolari di cui l’ipertensione è forse proprio il principale fattore di rischio», sottolinea DiNicolantonio. Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nel modo sviluppato.

Gli approcci dietetici tradizionalmente raccomandati per ridurre la pressione alta sono stati tutti orientati, finora, principalmente al contenimento dell’introito di sale nell’alimentazione. Ma i benefici potenziali di questo approccio, spiega DiNicolantonio, sono in realtà piuttosto discutibili perché le riduzioni di pressione arteriosa che mediamente si possono ottenere riducendo il sale a tavola sono in realtà relativamente piccole. «Per di più – sottolinea il cardiologo Usa – numerose evidenze scientifiche suggeriscono che il contenuto ottimale di sale nella dieta di ogni giorno dovrebbe aggirarsi intorno ai 3-6 grammi e che introiti giornalieri di sale inferiori ai 3 grammi siano in realtà nocivi per la salute. Quindi, la riduzione del sale consumato non può fare miracoli per la riduzione della pressione del sangue».

Occorre, peraltro, tener conto del fatto che la gran parte del sale che noi consumiamo ogni giorno a tavola, proviene in realtà non dalla nostra saliera, ma proprio dai cibi confezionati o alimenti industriali, sul cui contenuto in sale noi non abbiamo controllo», precisa DiNicolantonio. Alimenti che, guarda caso, sono anche una cospicua fonte di zuccheri aggiunti, i peggiori per quanto riguarda la nostra salute.

Al consumo di questi zuccheri, infatti, è stato già associato in passato un maggior rischio metabolico, di obesità e diabete e, naturalmente, di malattie cardiovascolari. Ma finora questi zuccheri cattivi non erano stati associati in maniera diretta all’ipertensione. Con l’analisi di DiNicolantonio si è arrivati proprio a questa ulteriore scomoda verità sul loro conto: «Il punto – afferma il cardiologo – è che proprio tali zuccheri hanno un ruolo molto più incisivo del sodio (sale da cucina) sulla pressione alta». Diverse evidenze sperimentali, unitamente a studi su campioni di popolazione e a sperimentazioni cliniche, portano a dimostrare che sono proprio gli zuccheri aggiunti, e in particolare il fruttosio, prodotto industrialmente, a giocare il ruolo principale nello sviluppo della pressione alta.

Il principale colpevole – spiegano gli esperti – è lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio usato nelle produzioni industriali e già da numerosi studi additato per tanti motivi come pericoloso per la salute. «Bisogna limitare il consumo di cibi confezionati, sottolinea il cardiologo, pieni di zuccheri nocivi, da non confondere con gli zuccheri buoni naturalmente presenti in frutta e verdura. Ormai, è un crescendo di prove scientifiche che dimostrano che anche un aumento moderato nell’introito giornaliero di zuccheri aggiunti, pure se protratto solo per un breve periodo di tempo, può causare un danno rilevante alla salute».

Pubblicato da: Redazione AZS

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