L’alcol e i giovani,
pandemia culturale


di Adelfio Elio Cardinale

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Una pandemia culturale. Una mutazione antropologica. Statistiche assai preoccupanti, che devono far riflettere. La voglia di ubriacarsi dei ragazzini: un fenomeno che è diventato socio-sanitario, con l’Italia che conquista un amaro record. L’ultima statistica Istat afferma che – nel nostro Paese – si inizia a bere a 11 anni, mentre la media europea è di 13 anni; la percentuale di ragazzi che consumano alcolici fuori pasto e senza controllo è quasi del 20 per cento.

All’inizio, il consumo di alcolici avviene dentro la famiglia, con un uso che viene quasi inteso come un’integrazione della alimentazione, specie quella mediterranea. Un pasto senza vino è come un giorno senza sole: vecchio proverbio che si tramanda da padre in figlio. Pertanto, nella nostra tradizione v’è un assodato consenso, relativo al consumo di talune bevande alcoliche, purché tale abitudine rimanga contenuta nell’ambito del nucleo familiare. Gli adolescenti, poi, tendono a sfuggire alle regole imposte dai genitori nella ricerca di un’identità propria che si delinea all’interno del gruppo di pari. È qui che si sperimentano le bevande “alternative” e i comportamenti trasgressivi come l’abuso.

Recentemente si è visto un significativo mutamento nella rappresentazione sociale del bere, con un passaggio dal vino alla birra e ai superalcolici e con l’individuazione di nuovi luoghi del bere spesso assunti da modelli esteri. Una volta, anche per i giovani, c’erano trattorie e ristoranti; ora essi si dirigono in branco verso birrerie, pub o discoteche. Anche la semantica è mutata, per essere trendy: prima si parlava di aperitivo; poi via via di drink, happy hour – vale a dire l’ora felice, paghi uno bevi due, nelle discoteche – per arrivare al binge drinking (il bere da sballo), cioè 6 o più bicchieri in un’unica occasione.

Ma i giovani cosa bevono? Un mix di prodotti che rende basiti. Vino, birra, whisky, sambuca, vodka, amari e rum, spesso miscelati con Red Bull e succo di pera; sangria misturata con vino bianco e rosso, più frizzantino e spumante. La gioventù, spesso, inizia la lunga notte con lo spritz, composto da Aperol, Campari, seltz e vino bianco. Per arrivare agli chupiti; bicchierini di rum e tequila da ingurgitare in un sol colpo; ovvero “la dama alcolica”, con i bicchieri al posto delle pedine nella scacchiera.

Nei tempi andati per riferirsi a giovani trasgressivi si parlava di gioventù bruciata; oggi molti usano l’espressione gioventù bevuta. Secondo i dati raccolti dall’Oms, infatti, l’alcol è la prima causa di morte tra i giovani uomini europei: un decesso su quattro, tra i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 29 anni, è dovuto al consumo di alcol per un totale di 55 mila morti l’anno a causa di incidenti automobilistici, avvelenamento, suicidio indotto dal bisogno di liberarsi dall’alcolismo, omicidi legati allo stesso fenomeno.

Per quanto riguarda l’Italia, la situazione non è meno tragica: su 170 mila incidenti stradali che si verificano annualmente sulle nostre strade, 50 mila sono attribuibili all’elevato tasso di alcol presente nell’organismo, mentre circa la metà delle 6 mila morti causate da tali incidenti riguarda individui giovani.

Perché i ragazzi si sbronzano sempre più e di frequente? È un modo per trasgredire e dimostrare di essere forti. Mostrare di riuscire a reggere l’alcol è un sfida. I giovani bevono per svariati motivi, soprattutto, quando si moltiplicano le occasioni sociali per farlo; è più facile mostrare agli altri di essere emancipati e forti; l’ubriachezza è il “rito di passaggio” dell’entrata nel mondo adulto. Il primo contatto con l’alcol spesso avviene per caso, magari per un happy hour in un bar alla moda o in discoteca. L’abuso di alcol aiuta a sentirsi più disinibiti, permette di combattere la timidezza, elettrizza tantissimo e rende più disinvolti.

Alcuni autori distinguono tre forme di alcolismo giovanile: come modalità di integrazione nel mondo degli adulti; come auto-medicazione, per fronteggiare la crisi adolescenziale; come fenomeno tossicomaniacale. Bere per dimenticare di esistere. L’organismo di chi abusa abitualmente di alcol è una struttura minata per cause dirette e indirette su organi e funzioni, ormai note e codificate.

Combattere la piaga dell’alcol – ha affermato l’Istisan-Istituto Superiore di Sanità – è uno dei più importanti investimenti sulla salute a medio e lungo termine. Il consumo di alcol tra i giovani è un fenomeno preoccupante e in forte incremento a livello nazionale e internazionale.

Per i giovani si rileva un paradosso: i costi sociali dovuti agli effetti negativi degli incidenti stradali – determinati quasi tutti da abuso accessuale del “sabato sera” – sono più onerosi per la collettività di quelli causati da abuso cronico.

A poco servono rimproveri, divieti, punizioni, tabelle incomprensibili. Il problema è culturale. È necessario il dialogo, il convincimento, la persuasione. È un dovere etico e civile che riguarda tutti: famiglie, scuole, università, associazioni, società. Aiutare i giovani a non distruggere il proprio futuro.

Pubblicato da: Redazione grafica AZ Salute online

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