HIV: Sicilia in controtendenza rispetto al resto d’Italia


Sicilia in controtendenza, rispetto al resto d’Italia, sull’infezione da HIV, il virus che se non trattato può scatenare l’Aids. Nel Paese, le nuove infezioni sono in netto ribasso, mentre nell’Isola si osserva un trend in aumento con circa 7 casi ogni 100.000 abitanti, contro una media nazionale del 5,7. Preoccupa anche il sommerso, stimato in un più 10-15%, rispetto alla situazione conosciuta, mentre si osserva la crescita di infezioni abbinate di HIV e virus dell’epatite C.

«Sono dati che devono preoccupare – dice il professore Antonio Cascio, responsabile dell’Unità di malattie infettive del Policlinico di Palermo e del Centro regionale di riferimento Aids -. La Sicilia subisce continuamente flussi migratori e il 40-50% delle nuove infezioni la riscontriamo negli stranieri, in particolare nelle donne. Alcune provengono da Paesi in cui l’HIV e altamente endemico, altre vengono contagiate in Italia a causa della prostituzione».

Per dare voce alla crescente preoccupazione, studiare meglio il fenomeno e trovare soluzioni, si è tenuto a Palermo il congresso “Sicilia: HIV e Hepatitis co-infection”. Gli esperti chiedono più incisive campagne di prevenzione: «le precedenti probabilmente non sono state così incisive e dovrebbero essere riproposte in maniera più strutturata», un maggiore coinvolgimento delle strutture sanitarie e dei medici di famiglia perché incrementino l’offerta del test per scoprire i portatori inconsapevoli del virus HIV: «l’inconsapevolezza fa progredire la malattia e incrementa la diffusione dell’infezione», individuare e curare subito le persone con la doppia infezione HIV-Epatite C: «hanno un più elevato rischio di malattie croniche renali, epatiche, di disfunzione neuro cognitive e patologie cardiovascolari».

professore Antonio Cascio

«Si stima che in Sicilia i casi di infezione da Hiv siano intorno a 3.500, dati non certi perché solo da alcuni anni esiste un registro per le nuove infezioni. I dati precedenti non sono registrati», precisa Antonio Cascio.

Gli fa eco il dottore Giovanni Mazzola, responsabile dell’Unità co-infezioni e urgenze infettivologiche del Policlinico palermitano: «Poiché non esistono dati certi sul numero dei pazienti Hiv positivi viventi nella regione – puntualizza Mazzola – non è possibile calcolare con accuratezza la percentuale dei portatori anche del virus C». Ed ecco che nasce il progetto di rete “HIV Sicilia”, della durata di 3 anni, che si avvarrà di un archivio elettronico, allo scopo di stabilire la prevalenza dell’HIV nella popolazione generale ed eliminare il virus C nella coorte degli HIV positivi.

Attualmente portatori delle due infezioni sono stati individuati a Palermo (218), Catania (73) Messina (43) Siracusa (36), Agrigento (26) Caltanissetta (24), Ragusa (10) e Enna (7), ma si pensa che ce ne siano almeno altri 200.

Per Pietro Colletti, responsabile dell’Unità Aids e ambulatorio malattie infettive del Policlinico di Palermo, i nuovi trattamenti contro l’HIV impediscono al virus di evolvere in Aids, la malattia che ha terrorizzato il mondo intero. «È basilare – dice Colletti – fare emergere il sommerso degli inconsapevoli. Curandoli non solo la malattia non si conclamerà in Aids, ma non saranno più contagiosi».

Cascio lancia un altro allarme. «La selezione ottimale degli schemi di terapia – sostiene – necessita dello studio genotipo delle resistenze ai farmaci, in atto non disponibile nella quasi totalità dei centri siciliani. Solo chi ha disponibilità economiche va a farlo in altre regioni».

Pubblicato da: Redazione AZS

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