Rogo di Pomezia: secondo bollettino dell’unità di crisi dell’ONA


La Procura della Repubblica di Velletri ha confermato la presenza di materiali di amianto e diossina nei reperti attinti dal rogo.

Purtroppo quello che temevamo si è verificato e ora gli effetti sulla salute per quanto riguarda l’amianto si vedranno nei prossimi 20, 30, 40 anni, quando ci saranno i casi di mesotelioma. È necessaria la massima precauzione: cercare di evitare le esposizioni con maschere protettive e altre raccomandazioni elaborate dai sanitari del comitato tecnico scientifico di ONA Onlus” – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’amianto provoca patologie fibrotiche e cancerogene.

Secondo Iarc 2012 (International Agency for Research on Cancer), tra le neoplasie causate dall’esposizione all’amianto rientrano anche il cancro alla laringe e alle ovaie, ed, inoltre è stata confermata l’associazione tra esposizione ad amianto e maggiore incidenza di cancro alla laringe, allo stomaco e al colon retto.

Per quanto riguarda le patologie fibrotiche, rileva la necessità di una intensa esposizione, mentre per quanto riguarda quelle cancerogene non esiste un limite al di sotto del quale il rischio si annulla.

L’emergenza amianto è ben più vasta di quello che raccontano i dati epidemiologici: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, purtroppo ogni anno, solo per il mesotelioma e per il tumore al polmone, perdono la vita più di 107.000 persone e decine di migliaia sono coloro che si ammalano.

In Italia più di 6.000 persone perdono la vita ogni anno.

Nel V Rapporto ReNaM sono stati censiti, dal 1993 al 2012, n. 21.463 casi di mesotelioma, e per il 2011 n. 1524 casi, mentre, secondo l’AIOM/AIRTUM, i casi sono circa 1.900 per il 2016 e si tratta di una patologia causata solo dell’amianto, quasi sempre mortale.

I numeri della strage:

  • 000 decessi per patologie asbesto correlate
  • 900 i nuovi casi di mesotelioma, secondo i dati pubblicati da “I numeri del cancro in Italia 2016 di Aiom /Airtum”. Questi dati sono corrispondenti a quelli censiti da ONA. Il Renam ne ha comunque registrati una media superiore ai 1.500 per ogni anno.
  • 1 su 234, gli uomini in Italia che rischiano di sviluppare questa patologia.
  • 1 su 785, le donne in Italia che rischiano di sviluppare questa patologia.
  • 4% i decessi oncologici per mesotelioma in entrambi i sessi.
  • 732, i pazienti ad oggi, in Italia, con diagnosi di mesotelioma.
  • 400 sono le scuole italiane in cui sono presenti amianto e i materiali di asbesto.
  • 000 gli anni necessari per rimuovere totalmente ogni traccia di amianto in Italia. Il Prof. Boeri, Presidente dell’INPS, ha stimato, ottimisticamente, in 85 anni il tempo necessario per poter bonificare tutto l’amianto presente nel territorio nazionale.

Occorre evitare ogni forma di esposizione ad amianto, e quindi ogni inalazione di polveri e fibre, peraltro dannose anche se ingerite, in assenza di limiti di soglia.

Infatti, già nel quarto “considerando” della direttiva 477/83/CEE e poi ancora nell’undicesimo “considerando” della direttiva 148/2009/CE, si ribadisce che non c’è un limite di soglia.

Lo IARC lo ha ribadito: “At present, it is not possible to assess whether there is a level of exposure in humans below which an increased risk of cancer would not occur” (al momento non è possibile determinare l’eventuale presenza di un livello di esposizione umana al disotto del quale non sussiste un aumento del rischio di contrarre il cancro). Lo stesso Prof. Irving Selikoff in “Asbestos and disease” del 1978, afferma testualmente: “the trigger dose may be small, in some cases extraordinarily so” – Selikoff, Asbestos and Disease, Accademy Press 1978, Relationships – second criterion, p. 162) e ciò evidenzia come anche poche fibre, e dunque una c.d.”trigger dose” – anche “straordinariamente piccola”, può determinare l’insorgenza quantomeno del mesotelioma;

Non sussiste quindi una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla.

Conseguentemente, nel caso che qui ci occupa (rogo di Pomezia), sussiste un rischio in relazione alla conferma da parte degli organi inquirenti (Procura della Repubblica di Velletri) della presenza di amianto.

 Rischio amianto anche in caso di ingestione

L’amianto nell’acqua è cancerogeno.

L’amianto ingerito fa male, lo dice un rapporto dello IARC, agenzia di ricerca sul cancro dell’organismo Mondiale della Sanità (OMS). Il rapporto recita: “Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo”.

L’ingestione di amianto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione.

 Quanto agli altri agenti cancerogeni/patogeni presenti.

Le diossine hanno un effetto cancerogeno ritenuto causa di linfomi e tumori ai tessuti molli data la tendenza ad accumularsi nelle cellule adipose e determinano alterazioni epatiche, neurologiche e polmonari.

Molto diffusi sono anche i rischi cutanei.

Determinano interferenze con il funzionamento cellulare provocando l’alterazione delle ghiandole endocrine, soprattutto tiroide, timo e ipofisi, con un’azione pre-cancerogena, con squilibrio ormonale, rischio di malformazioni genetiche fetali. Possono causare disturbi della crescita e dello sviluppo psicomotorio e determinare sterilità e scarso sviluppo dell’apparato riproduttivo.

 Unità di crisi dell’ONA: aggiornamenti.

Più di 500 cittadini si sono rivolti all’unità di crisi istituita dall’ONA e costituita da un pull di esperti, medici (tra i quali oncologici, pneumologi e psicologi clinici), tecnici ed avvocati.

L’unità di crisi costituita dall’ONA e coordinata dal Presidente Avv. Ezio Bonanni, dalla Sig.ra Antonella Franchi (328 /4648451) e dal Sig. Antonio Dal Cin (0773/511463), è ormai operativa 24 ore su 24 per fornire assistenza e supporto ai cittadini che lamentano una serie di problemi, tra i quali vomito, bruciore agli occhi, difficoltà respiratorie e eruzioni cutanee.

Le richieste di assistenza possono essere inoltrate anche per email all’indirizzo osservatorioamianto@gmail.com.

 

Aggiornamento delle raccomandazioni/decalogo diffuso dall’ONA in relazione ai rischi.

1) Per chi è nelle immediate vicinanze (entro 1km): si consiglia di evacuare le abitazione quantomeno per i prossimi 7-10 giorni per poi farvi ritorno dopo lavaggio con acqua. Evitare assolutamente il lavaggio a pressione perché alza le fibre di amianto e quindi ne crea aerodispersione e quindi il rischio di inalazione;

2) Uso di maschere. Tenendo presente il rischio amianto in ragione di quanto dichiarato dalla Procura della Repubblica di Velletri, l’Osservatorio Nazionale Amianto consiglia l’utilizzo di maschere con filtro FFP3. Tale raccomandazione è rivolta principalmente a coloro che vivono nelle zone limitrofe il rogo (e comunque entro i 5km). Tali dispositivi sono sufficienti per evitare il rischio di inalazione di polveri e fibre di amianto. Tenendo presenti i venti, non può essere escluso il rischio anche per distanze più elevate. Fino a che non ci sarà una copiosa pioggia, sarebbe opportuno continuare a utilizzare le maschere ai fini precauzionali;

3)  Rischio alimentare: il rischio più elevato è l’eventuale consumo di frutta e verdura coltivati nelle zone limitrofe il rogo. Si consiglia di evitare il consumo dei cibi prodotti nei 5 km dal rogo. Per i cibi prodotti oltre i 5 km, è necessario un lavaggio con abbondante flusso d’acqua, anche se non sempre queste misure igieniche possono essere ritenute sufficienti. Il fatto che c’è stato vento e non la pioggia, potrebbe aver fatto disperdere le fibrille di amianto anche a distanze notevoli;

4)  Rischio per il consumo di acqua: per le attività entropiche (cucinare, misure igieniche del corpo e della casa, etc.) e specialmente per bere è sconsigliabile l’utilizzo di acqua che possa risultare contaminata, in particolare quella dei pozzi. Per i prossimi 10 giorni, occorrerebbe consumare esclusivamente acqua in bottiglia;

5) Per quanto riguarda i bambini e chi ha problemi respiratori, sarebbe preferibile che nell’arco di 5Km dal rogo sia ridotta al minimo l’esposizione dei bambini (e delle donne in stato di gravidanza);

6) Per quanto riguarda i pozzi: Se i pozzi sono chiusi con apposita copertura, non vi dovrebbero essere entrate quantità rilevanti delle polveri dei fumi dell’incendio tanto da rendere rischioso l’uso dell’acqua. Nel caso contrario, se i pozzi sono aperti, è assolutamente sconsigliato berne l’acqua, e sarebbe opportuno segnalare il rischio in modo adeguato. Ovviamente, chiuderli ora non basterebbe in quanto sono stati esposti a inquinamento almeno da due giorni. Potrebbero anche essere eseguiti accertamenti sui flussi dell’acqua per constatare se, eventualmente, i pozzi sono stati inquinati attraverso la falda.

7) Le istituzioni deputate ai controlli ambientali sarebbero tenute a monitorare le derive e gli spostamenti sia delle polveri di minerale (asbesto), sia dei composti nocivi che potrebbero essere stati generati dalla combustione di materiali organici in presenza del cloro (diossine), tenendo conto delle prevalenti direzioni dei venti. Queste entità metereologiche agiscono in modo avverso alla salute degli abitanti della zona interessata dall’incendio, favorendo l’aero-dispersione dei veleni su aree più ampie. Meglio sarebbe stato il contributo di detersione dato dell’acqua piovana, ma ciò non è programmabile.

8) Le istituzioni deputate agli accertamenti dovrebbero agire tempestivamente e fornire tempestivamente le indicazioni circa gli agenti cancerogeni e patogeni sprigionati dalla nube, il livello di presenza nell’aria e nel suolo, al fine di poter calibrare la misure preventive al reale rischio. È fondamentale che i rilievi siano eseguiti nella zona corretta per il prelievo dei campioni da testare, in quanto più lontano queste rilevazioni verranno fatte, meno veritieri potranno essere i risultati.

9) Per gli edifici pubblici e scuole e per gli opifici industriali: per le parti esterne, utilizzare getti d’acqua in grado di risolvere la problematica legata alla eventuale presenza di fibre; allo stesso modo anche gli stessi terrazzi e balconi possono essere lavati con abbondante quantità di acqua e sapone (tipo quello di Marsiglia). Si deve evitare la candeggina per il rischio di interazione con le diossine e altri cancerogeni.

Pubblicato da: Redazione AZS

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